Centinaia di ex diplomatici, ministri ed ex alti rappresentanti statali hanno invitato mercoledì, in una lettera aperta, l’Unione europea ad agire subito contro gli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata.

“L’Unione e i suoi Stati membri, insieme ai partner internazionali, devono adottare misure immediate per scoraggiare Israele dal proseguire la sua annessione illegale del territorio palestinese in Cisgiordania”, si legge nella lettera.

Il testo è stato firmato da oltre 440 personalità, tra cui l’ex alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera Josep Borrell e l’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt.

I firmatari chiedono l’introduzione di sanzioni, come il divieto di rilascio dei visti e restrizioni economiche nei confronti di tutti coloro che sarebbero coinvolti nella costruzione illegale degli insediamenti.

Le misure dovrebbero colpire anche le persone che sostengono o attuano il piano di costruzione di un nuovo insediamento ebraico nell’area E1.

Sempre più territorio annesso de facto

Il progetto, approvato da Israele lo scorso anno, prevede la costruzione di un nuovo quartiere dell’insediamento di Ma’ale Adumim con circa 3.400 unità abitative nella cosiddetta zona E1.

Questa mossa separerebbe ulteriormente Gerusalemme Est – occupata e annessa da Israele e abitata prevalentemente da palestinesi – dal resto della Cisgiordania.

Secondo la lettera, il governo israeliano prevede di pubblicare il 1° giugno il primo bando di gara per la costruzione di abitazioni destinate a 15mila coloni. I firmatari chiedono quindi all’Unione di intervenire immediatamente.

Il piano di Tel Aviv per l’espansione degli insediamenti nei territori occupati è stato criticato da diversi leader internazionali. Il portavoce del segretario generale dell’ONU António Guterres ha dichiarato che il progetto rappresenta “una minaccia esistenziale” per la soluzione a due Stati.

La Cisgiordania ospita circa tre milioni di palestinesi. Più di 500mila israeliani vivono invece negli insediamenti costruiti nei territori occupati, considerati illegali secondo il diritto internazionale.

L’espansione degli insediamenti israeliani ha raggiunto nel 2025 il ritmo più elevato almeno dal 2017, anno in cui l’ONU ha iniziato a monitorare sistematicamente questi dati.

Dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza nell’ottobre 2023, è inoltre aumentato il numero di attacchi compiuti da coloni israeliani in Cisgiordania.

L’Unione lancerà un programma di sostegno ai palestinesi

Nel frattempo, lunedì l’Autorità palestinese e l’ufficio dell’Unione europea a Gerusalemme hanno annunciato che l’Unione lancerà presto un nuovo programma di sostegno ai palestinesi esposti agli attacchi dei coloni israeliani nella Cisgiordania occupata.

“L’Unione europea, in collaborazione con il governo, avvierà un programma di sostegno alle vittime del terrorismo dei coloni”, ha dichiarato il primo ministro palestinese Muhammad Mustafa.

“Si tratta di un progetto che l’Unione sta preparando insieme a organizzazioni non governative locali e internazionali con l’obiettivo di documentare gli attacchi dei coloni israeliani violenti contro i palestinesi e sostenere le comunità colpite”, ha spiegato all’AFP l’ufficio del rappresentante UE nei territori palestinesi.

Una fonte vicina all’ufficio europeo ha precisato che il programma “fornirà attrezzature protettive, come recinzioni, alle comunità palestinesi esposte agli attacchi dei coloni”. Il progetto dovrebbe essere finalizzato entro pochi mesi e disporrà di un budget di sei milioni di euro.

Israele occupa la Cisgiordania palestinese dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Nell’area vivono circa tre milioni di palestinesi e a Ramallah ha sede anche l’Autorità palestinese. Nella Cisgiordania vivono inoltre circa 500mila israeliani in insediamenti ebraici considerati illegali dal diritto internazionale.

Dall’inizio della guerra contro l’Iran è aumentato il numero di attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania. Secondo AFP, le comunità rurali risultano le più colpite: coloni radicali distruggono quasi quotidianamente raccolti, rubano bestiame, incendiano strutture agricole e non mancano aggressioni fisiche.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da euBrief disponibile qui.

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